Cristo nostra Pasqua é per sempre vivo!!!

Auguro ad ognuno di noi di scoprire la bellezza di rinascere. Proprio come quella notte quando Nicodemo andó da Gesú e gli chiese “Come può un uomo vecchio nascere nuovamente?”

Questa domanda é vera per ognuno di noi.

I limiti e le malattie della nostra vita ci invecchiano, così come ci invecchiano le maschere che indossiamo ogni giorno o i personaggi che creiamo e a cui non riusciamo a fare a meno. Tutto queste cose costituiscono l’ossatura dell’uomo vecchio…. Spengono un pò alla volta la luce della nostra esistenza e ci fanno piombare nel buio assoluto.

Ed è proprio in questo buio che é entrato Gesù. In questa notte gloriosa é sceso fino agli inferi della nostra vita per trasformare l’uomo vecchio Giuseppe, disegnato ad immagine di se stesso, nell’uomo nuovo Giuseppe disegnato ad immagine di Dio. 

Io ci auguro di sperimentare nella vostra vita la Resurrezione di Gesù. Ci auguro di restare sconvolti nello scoprire che la tomba dove noi stessi avevano deposto il corpo morto di Gesù è per sempre ….. Una tomba Vuota!!!

–Giuseppe

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Un padre innamorato…

Si sa i padri sono sempre innamorati delle loro figlie. Anche io lo sono. E quando la mia Chiara ha compiuto 18 anni non ho potuto non comporre per lei una canzone d’amore.

Chiara

Chiara

Come l’acqua che sgorga alla sorgente

Chiara

come il sole che illumina il mio giorno

Chiara

Come la notte in un cielo di stelle

Chiara

Come la strada che accoglie il mio cammino

Questo Tu sei per me,

Vivi la vita tua

 Solo, abbi cura

di te

 Vola più in alto che puoi.

Chiara

Come la voce di chi canta per amore

Chiara

Come la coscienza di chi è in pace con se stesso

Chiara

Come la parola data ad un amico

Chiara

Come lo specchio in cui osservo l’anima mia

Questo Tu sei per me,

Vivi la vita tua

 Solo, abbi cura

di te

 Vola più in alto che puoi.

Chiara…….. Chiara…….

– Giuseppe

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Ecco io faccio una cosa nuova. Non ve ne accorgete?

L’arrivo di Papa Francesco è una vera novità per tutti noi e per la Chiesa universale.
Se vi ricordate domenica scorsa la prima lettura diceva: “Ecco faccio una cosa nuova, Non ve ne accorgete?” (Is. 43,19).

Il Signore ci aiuti a non cadere nell’errore di aspettarci tutto dal Papa, ma tutti noi siamo chiamati a convertirci, a cambiare la nostra vita e a vivere ed incarnare il Vangelo. Per “Vedere cose nuove… ci vogliono Occhi Nuovi e un Cuore nuovo”.

Il Signore ci conceda questi occhi nuovi ed un cuore nuovo. Gli stessi occhi con cui San Giuseppe guardava il piccolo Gesù bambino e riconosceva in quel piccolo bimbo il figlio di Dio, suo figlio e il Salvatore del Mondo.

–Giuseppe

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Famiglia diventa ciò che sei

Con questo grido Giovanni Paolo II invitava le famiglie del mondo a ritrovare in se stesse la verità della propria vocazione. Oggi viviamo in un periodo storico e sociale difficile in cui la famiglia è spesso oggetto di tentativi di distruggerla o deformarla. Il matrimonio e la famiglia costituiscono uno dei beni più preziosi dell’umanità: difenderla dovrebbe essere per tutti noi una priorità per indicare alle nuove generazioni la bellezza e la sacralità con cui un uomo e una donna si scelgono e stipulano un’alleanza tra di loro per tutta la vita. Un patto d’amore che sia fedele, totale, esclusivo e indissolubile.

La famiglia spesso è lasciata sola ed i problemi non mancano. Nell’attuale situazione economica e sociale molte famiglie sfiorano la povertà: inoltre la secolarizzazione che viviamo anche come cristiani rischia di farci perdere di vista i valori fondamentali e così come genitori siamo talvolta smarriti sui principi da trasmettere. L’aumento dei divorzi e delle separazioni, il ricorso alla piaga dell’aborto non scuotono più le coscienze facendoci pensare che in fondo “….è normale …tutti fanno così”. Alla base di ciò una distorta idea di libertà intesa come affermazione di sé e autonomia da ogni legge anche morale, non invece la realizzazione del progetto di Dio sulla propria vita e sulla famiglia. “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”.  

Dio è Amore e creando l’uomo maschio e femmina li ha creati chiamandoli a realizzarsi nell’amore. Nell’amore fra un uomo e una donna e nella famiglia che ne deriva si fa presente l’amore di Dio. Mistero di comunione e di tenerezza interpersonale dal quale come per un miracolo, che ogni volta stupisce, può nascere la vita.

Ai cristiani spetta dunque riscoprire la dignità e la bellezza del matrimonio da custodire e trasmettere alle nuove generazioni come progetto di Dio per la realizzazione piena dell’uomo.  Non lasciamo ai nostri figli un’idea confusa e distorta del matrimonio seguendo moderne teorie che relativizzano  ogni cosa. 

Il matrimonio non è stato creato dagli stati e non può essere distrutto da nessuna legge umana.

–Luisa

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Mosè: la sintesi tra Fede e Ragione

Mi sono sempre immaginato questo momento. Siamo ai piedi del Monte Oreb, delle pecore in lontanza e Mosè seduto in disparte che tiene gli occhi sul gregge affidatogli dal suocero Jetro.

Era un tipo generoso e attento Mosè. Il gregge andava protetto. E forse se ne è accorto proprio mentre si guardava intorno per capire se qualche minaccia incombesse sul gregge. All’inizio sembrava il solito roveto che per qualche ragione, forse il caldo torrido del vicino deserto, avesse preso fuoco e non ci aveva dato molto peso. Invece, col passare del tempo il fuoco non si estingueva, anzi sembrava aumentasse.

Non era possibile. La ragione e la scienza ti dicono che dopo un pò di tempo il comburente si estingue e il fuoco si spegne. Invece quel roveto proprio non si spegneva. “Vabbè si fermerà” avrà pensato in cuor suo Mosè, mentre gli occhi ritornavano attenti su quelle pecore che svogliatamente cercavano un filo d’erba tra la polvere i sassi arroventati dal sole.

Ma, Mosè era troppo curioso. Non riusciva a non tornare con il suo sguardo su quel roveto. Doveva capire. Doveva soddisfare la sua voglia intellettuale e razionale. In Egitto, e non solo lì, ne aveva visti tanti di incendi e tutti, piccoli o grandi che fossero, andavano ad estinguersi. Ormai non poteva più resistere. Doveva andare a vedere da vicino.

Dopo essersi accertato che per il gregge non c’era nessun pericolo, si alza prende il suo bastone e si avvia verso il luogo del mistero. Da quante posizioni diverse lo avrà guardato quel roveto? Forse, nell’avvicinarsi sempre di più, si è anche reso conto che quel roveto in fiamme emanava calore ma non provocava scottature.

E proprio allora è successo. Una voce chiara, ferma, autorevole che esce dal roveto.”Mosè non ti avvicinare, togliti i calzari, il luogo dove tu ti trovi è un luogo santo“. Il sangue gli si sarà gelato nelle vene. Razionale come era avrebbe dovuto pensare che il sole del deserto gli stava dando alla testa.

E Invece no. Mosè delicatamente si toglie i sandali, poggia i piedi sulla nuda terra e riconosce che la voce che gli sta parlando è la voce di Dio.

Se Mosè non fosse stato un personaggio capace di guardarsi intorno con attenzione non si sarebbe mai accorto di un roveto lontano che stava andando a fuoco. Se non fosse stato un uomo di  grande razionalità non si sarebbe mai incuriosito nel cercare di capire perchè quel fuoco non si estingueva. Se avesse ammutolito quella sua voglia di trovare una soluzione razionale al problema che gli si era posto davanti non si sarebbe mai alzato da quel posto dove stava comodamente seduto a guardare il gregge.

Se Mosè non fosse stato un uomo così razionale non avrebbe mai incontrato Dio.

–Giuseppe

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Benedetto XVI. Beato chi decide nel suo cuore il Santo Viaggio

Mi rimarranno sempre nel cuore le copiose lacrime dell’autista di sua Santità Benedetto XVI mentre, in ginocchio, baciava la mano al Papa, prima di accompagnarlo all’elicottero che lo portava via dalla Città dal Vaticano. Così come mi rimbombavano nelle orecchie e nel cuore e negli occhi i “Grazie” che si levavano dalla Piazza e la tanta gente che sventolava i fazzoletti in segno di saluto al passaggio dell’eliccottero.

Personalmente ritengo che il gesto di Benedetto XVI sia stato ispirato da Dio.

Il vento dello Spirito Santo sta continuando a soffiare sulla sua Chiesa, così come la brezza leggera sfiorava il volto di Elia. Beati tutti coloro che la riconosceranno, si lasceranno accarezzare da questa brezza leggera e da essa si lasceranno guidare.

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La Preziosità del Silenzio

Di fronte ad un mondo che moltiplica le parole, spesso inutili se non dannose, è importante riflettere sul valore del Silenzio.

Ci può aiutare una riflessione di San Giovanni della Croce.

LA PREZIOSITA’ DEL SILENZIO

Il silenzio è mitezza:

     quando non rispondi alle offese,

     quando non reclami i tuoi diritti,

     quando lasci a Dio la tua difesa e il tuo onore!

 Il silenzio è magnanimità:

    quando non riveli le colpe dei fratelli,

    quando perdoni senza indagare nel passato,

    quando non condanni, ma intercedi nell’intimo.

Il silenzio è pazienza:

    quando soffri senza lamentarti,

    quando non cerchi consolazioni umane,

    quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli.

Il silenzio è umiltà:

    quando taci per lasciare emergere i fratelli,

    quando celi nel riserbo i doni di Dio,

    quando lasci che il tuo agire sia male interpretato,

    quando lasci ad altri la gloria dell’impresa.

Il silenzio è fede:

    quando taci perché è lui che agisce,

    quando rinunci alle voci del mando, per stare alla sua presenza,

    quando non cerchi comprensione,

    perché ti basta essere conosciuto da lui.

Il silenzio è saggezza:

    quando ricorderai che dovremo rendere conto di ogni parola inutile,

    quando ricorderai che il diavolo è sempre in attesa di una tua parola

    imprudente per nuocerti e uccidere.

Il silenzio è adorazione:

    quando abbracci la croce senza chiedere il perché,

    nell’intima certezza che questa è l’unica via giusta.

(Giovanni della Croce, + 1591)

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